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Il Grande Fiume Po

Il Po era chiamato dai Greci Ἠριδανός Eridanós (da cui il latino Eridanus e l'italiano letterario Eridano). Questo nome in origine indicava un fiume mitico che sfociava nell'Oceano e solo in seguito venne identificato con il Po. Eridanós contiene l'antichissima radice (*RDN) comune ad altri fiumi europei (Rodano, Reno, Danubio).

Presso i Liguri era detto Bodinkòs, da una radice indoeuropea (*BHEDH) che indica "profondità", la stessa da cui derivano i termini italiani "botola" e "fossa, fossato".

Il nome latino Padus - da cui l'aggettivo "padano" - deriverebbe secondo l'opinione più diffusa dalla stessa radice di Bodinkòs; secondo un'altra versione deriverebbe dalla parola celtoligure pades indicante una resina prodotta da una qualità di pini selvatici particolarmente abbondante presso le sue sorgenti.

Il nome italiano "Po" deriva appunto dalla contrazione (Padus>Pàus>Pàu>Pò) di Padus; in diverse lingue europee, soprattutto slave (ceco, slovacco, polacco, sloveno, serbo, croato) ma anche in rumeno il fiume è ancora oggi chiamato Pad.

Importanza

Attraversa con il suo corso gran parte dell'Italia settentrionale, da ovest verso est percorrendo tutta la Pianura Padana.

Sulle sue rive abitano circa 16 milioni di persone e sono concentrate oltre un terzo delle industrie e della produzione agricola italiana, così come oltre la metà del patrimonio zootecnico. Ciò rende il Po e il suo bacino una zona nevralgica per l'intera economia italiana ed una delle aree europee con la più alta concentrazione di popolazione, industrie e attività commerciali.

La sua sorgente si trova in Piemonte in provincia di Cuneo sulle Alpi Cozie e precisamente in Località Pian del Re ai piedi del Monviso (3.841 m), sotto un grosso masso riportante la targa che ne indica l'origine. Arricchendosi notevolmente dell'apporto di altre innumerevoli sorgenti (non è errato affermare che "il Monviso stesso è la sorgente del Po"), prende a scorrere impetuoso nell'omonima valle.

Da qui sbocca in pianura dopo appena una ventina di km lambendo i territori della città di Saluzzo. In questo tratto vari affluenti arricchiscono la portata del fiume che entra in breve nella provincia di Torino attraversandone lo stesso capoluogo. A Torino il fiume, nonostante abbia percorso solo un centinaio di km dalle sorgenti, è già un corso d'acqua notevole con un letto ampio 200 m e una portata media già prossima ai 100 m3/s.

Con andamento verso est, costeggia poi le estreme propaggini del Monferrato giungendo nella piana Vercellese dove si arricchisce dell'apporto di importanti affluenti come la Dora Baltea e la Sesia. Piegando con corso verso sud, continua poi a lambire in sponda destra il Monferrato in provincia di Alessandria, bagnando le città di Casale Monferrato e Valenza (Italia). Qui funge anche da confine regionale tra Piemonte e Lombardia cominciando ad assumere dimensioni maestose.

Presso Bassignana, il fiume punta definitivamente verso est per merito anche della forte spinta del Tanaro, suo principale tributario di destra. Dopo questa confluenza il Po, ormai possente nella portata (oltre 500 m3/s), entra in territorio lombardo scorrendo in provincia di Pavia. Pochi km a sud del capoluogo pavese il fiume riceve il contributo essenziale del Ticino, suo principale tributario per volume d'acque, diventando così navigabile (grazie alla sua portata ora di oltre 900 m3/s) anche da grosse imbarcazioni sino alla foce.

Dopo questa confluenza il fiume prende a scorrere per parecchi km nella zona di confine tra Lombardia e Emilia-Romagna, bagnando città importanti come Piacenza e Cremona, ricevendo contributi notevoli dagli affluenti alpini Adda, Oglio e Mincio e moltissimi altri fiumi minori provenienti dall'Appennino che ne accrescono la portata ad oltre 1.500 m3/s.

Giunto infine nella zona di Ferrara il fiume scorre "pensile" sul confine tra Veneto (provincia di Rovigo) ed Emilia-Romagna, nella regione storica del Polesine.

Qui il fiume inizia il suo ampio delta (380 km2), dividendosi in 5 rami principali (Po di Maestra, Po della Pila, Po delle Tolle, Po di Gnocca e Po di Goro) e 14 bocche; un ulteriore ramo secondario (il Po di Volano) che attraversa la città di Ferrara, è ora inattivo. Il grande fiume sfocia quindi nel Mare Adriatico, attraversando territori appartenenti al Comune di Porto Tolle e Porto Viro.

Il delta del Po, per la sua grande valenza ambientale, è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Nel suo corso in pianura il Po si divide spesso in diversi rami formando diverse isole fluviali, la più grande delle quali (escludendo quelle presenti alla foce) è l'Isola Serafini, situata nei pressi della foce dell'Adda a Castelnuovo Bocca d'Adda, ma estesa circa 10 km2 all'interno del comune di Monticelli d'Ongina.

Nella preistoria la linea di costa era molto più ad ovest rispetto ad oggi ed il Po si divideva in due rami circa all'altezza della attuale Guastalla. A Nord scorreva il Po di Atria (Adria) che sfociava vicino a Chioggia. Il ramo a sud sfociava in mare presso l'antica città di Spina.

La Rotta di Sermide (VIII secolo a.C.) modificò il corso del Po di Adria, che allora arrivava fino all'attuale Ficarolo e poi piegava verso sud. Il Po ad Adria riceveva meno acqua e si interrò nel volgere di alcuni secoli. Di esso rimase in parte l'attuale Canal Bianco.

Il Po di Spina si suddivise in due rami: lOlana (ora Po di Volano) e il Padoa (da cui deriva il nome Po), chiamato anche Eridano. Della allora linea di costa rimangono antichi dossi fossili: l'Argine Agosta all'interno delle Valli di Comacchio.

L'Olana sfociava più a nord (rispetto a Spina) ed aveva anche una ulteriore diramazione verso nord da cui nasceva il tratto detto Gaurus (da cui derivano i nomi Goro e Codigoro) che sfociava nei pressi dell'attuale Mesola; le dune fossili di Massenzatica a sud e dall'altra sponda quelle di San Basilio testimoniano l'antica foce.

Nel I secolo d.C. esistono le fosse Augusta, Clodia, Filistina, Flavia, Neronia e Messanicia (questa collegava il Padoa a Ravenna con un percorso di 18 km), che permettevano di navigare da Ravenna ad Aquileia rimanendo sempre all'interno di lagune e percorrendo canali artificiali e tratti di fiumi.

Polibio afferma che il Po si risaliva per 2000 stadi (cioè per 355 chilometri, circa fino al Tanaro) a partire dall'antica foce del Volano. Plinio dice che il Po era navigabile fino a Torino come i suoi affluenti maggiori.

Strabone scrive che per andare da Piacenza a Ravenna seguendo il corso del Padus occorrevano due giorni e due notti.

In epoca romana i porti più importanti sul Po sono: Cremona, Pavia (sul tratto terminale del Ticino), Piacenza, Brescello, Ostiglia, Vicus Varianus (l'attuale Vigarano) e Vicus Hobentia (l'attuale Voghenza).

Fauna ittica

Il Po ed i suoi affluenti presentano una fauna ittica originaria del più alto interesse biogeografico ed ecologico, con un altissimo tasso di endemismo. Purtroppo a partire dalla seconda metà del XX secolo sono state introdotte molte specie ittiche alloctone che hanno inquinato questa straordinaria biodiversità conducendo a rarefazione molte specie endemiche. Di seguito una lista parziale di alcuni dei più diffusi alloctoni:

  • Silurus glanis - Siluro
  • Ictalurus punctatus - Pesce gatto maculato
  • Ameiurus melas - Pesce gatto
  • Sander lucioperca - Lucioperca o Sandra
  • Gymnocephalus cernuus - Acerina
  • Lepomis gibbosus - Persico sole
  • Micropterus salmoides - Persico trota
  • Aspius aspius - Aspio
  • Carassius auratus - Carassio
  • Rutilus rutilus - Gardon
  • Abramis brama - Breme
  • Blicca bjoerkna - Blicca
  • Barbus barbus - Barbo danubiano
  • Pseudorasbora parva - Pseudorasbora o Cebacek
  • Rhodeus sericeus - Rodeo
  • Ctenopharyngodon idella - Carpa erbivora o Amur
  • Hypophthalmichthys molitrix Carpa testa grossa o Temolo russo
  • Gambusia affinis - Gambusia
  • Oncorhynchus mykiss - trota iridea

Tra tutte queste specie alcune (Siluro soprattutto ma anche Aspio e Lucioperca) sono estremamente dannose in quanto potenti predatori che divorano quotidianamente grandi quantità di pesci mentre altre (ad esempio Breme, Blicca, Gardon, Rodeo, ecc..) danneggiano la fauna autoctona in quanto competitori.

Nell'agosto del 2009 è stato pescato, nelle acque del fiume, un piranha della specie Pygocentrus nattereri.

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